sabato 4 luglio 2015

Bonjour une baguette s'il vous plaît







  



  
  





La baguette è il più caratteristico e tipico pane francese, croccante fuori, soffice dentro; nell'immaginario collettivo è uno dei prodotti culinari più noti della Francia, specialmente a Parigi; chi di noi non è rimasto incuriosito e perplesso quando ha visto che, senza incarti, se lo mettono sotto il braccio e camminano?

Questo pane ha come caratteristica dei solchi obliqui. La forma venne adottata in Francia nel 1920, quando una legge vietò ai fornai di lavorare prima delle quattro, rendendo impossibile cucinare le tradizionali pagnotte rotonde in tempo per la colazione dei clienti: la baguette risolse il problema perché può essere preparata e infornata molto più velocemente.




sabato 27 giugno 2015

Provence # Toscana



  

















Certi ambienti riflettono uno stile in cui oggi piace identificarsi molto. Legno naturale, ferro, pietra, cotto e vetro sono gli elementi con i quali Provenza e Toscana amano rivaleggiare, e arredare, vivere, lavorare con una base neutra, è quello che io definisco schema per ottenere una eleganza senza tempo.

E' con questi ambienti "senza tempo" ovvero eterni è impossibile pensare  "è di moda" o "non è più di moda", vero?

Io penso che ci sia proprio un bisogno di circondarsi ora di oggetti, accessori, arredi, angoli, stanze, case, sganciate dalla definizione: è di moda. Perché la moda è dappertutto: in particolare per il nostro essere consumatori è un’ossessione involontaria, apparentemente incurabile, che muove un’imponente industria mondiale. Siamo sempre fortemente sollecitati a comprare, con la scusa di cambiare perché qualche cosa non è più di moda!

Le nostre abitazioni dovrebbero riflettere le nostre storie di vita e le nostre genuine origini, dovrebbero contenere elementi naturali e mobili al di fuori del contesto delle tendenze di design. Perché le case non presumono che i diversi look vadano e vengano, non aspettano che tornino di nuovo, ma che vengano vissute per ciò che sono.




giovedì 25 giugno 2015

I will be king and you, you will be queen


In ""Heroes"" David Bowie cantava:

I, I will be king
And you, you will be queen
Though nothing will drive them away
We can beat them, just for one day
We can be Heroes, just for one day














  











Alle prese con i problemi di tutti i giorni, qualcuno dovrebbe insegnarci come vivere da re e da regina; sarebbe utile e rassicurante, visto che siamo nati e cresciuti con le fiabe che li vedevano protagonisti. Le quotazioni del blasone a volte salgono a volte scendono, ma mi pare che le debuttanti di mezza Europa e i loro cavalieri tornano a volteggiare in valzer sfarzosissimi come una volta.

C'è da dire che, secondo me, un vero aristocratico non dovrebbe abbandonare riservatezza, tradizione e discrezione per cedere alle lusinghe del presenzialismo su giornali e tv, o della mondanità che reclamizza qualche pregiato vino di famiglia! Eh no, una volta si diceva che un nobile doveva finire su un giornale solo tre volte nella vita: nascita, matrimonio e morte. Ma si sa i tempi cambiano per tutti e forse molti nobili non se la passano più neppure tanto bene.

Non so dove ho letto che questo esercito di 230 duchi circa, 520 marchesi circa, 920 conti circa, 370 baroni circa, e gli innumerevoli principi che compongono la labirintica geografia della nostra aristocrazia peninsulare, ufficialmente non esistono, perché i titoli sulle carte di identità non compaiono; però tutti, come è però giusto che sia, convivono tranquillamente partecipando sia ai salotti aristocratici, sia ai salotti borghesi, dove sono sempre ospiti graditi.

La differenza tra i rampolli dell'industria e quelli del blasone? Ormai poche: stessi collegi religiosi, stessi master universitari, a volte stesse scuole pubbliche, perché lo status symbol è gradito anche lì. Anche le professioni non differiscono molto: chi lavora nelle aziende di famiglia, chi si occupa di business administration (parchi e castelli costano), chi si infila nel mondo dello spettacolo o della moda, chi approfitta della propria educazione per diventare P.R.

Nella maggior parte dei casi hanno saputo reinventarsi, mettendo a frutto castelli e proprietà e diventando "imprenditori della nobiltà": castelli e terreni sono sfruttati secondo l’idea moderna per cui lavorare nobilita l’uomo in ogni senso. Alcune famiglie non sono rimaste al passo con i tempi e la nobiltà non implica ricchezza. Non dimentichiamoci che possedimenti non produttivi come castelli e tenute hanno alti costi di mantenimento.

La situazione è diversa da città in città, da regione in regione, ma in linea generale i giovani rampolli hanno poco di formale e sussiegoso.

Com'era? I, I will be king
And you, you will be queen...



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